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Arcangelo Sassolino
Canto  V

 



Arcangelo Sassolino sfida la materia forzandone i limiti fisici e facendone uscire l’imprevisto come forma e come suono. Costante il riferimento alla realtà industriale nella scelta degli strumenti di base con cui lavorare. Le sue sculture dinamiche si configurano come sistemi di grande impatto psichico, come modelli sperimentali di emotività rispetto al senso di distruzione e ricostruzione. Metafore esistenziali di processi vitali e fisici, le sue opere pongono lo spettatore in una condizione psicologica di tensione e di confronto diretto con i rischi di un lavoro in cui vengono messe in moto forze fisiche reali, tensioni, frizioni e pressioni tra materiali e superfici, masse e strutture. Emblematica a riguardo è Canto V, l’opera che dà il titolo alla personale e che l’artista realizza per lo spazio dell’Arco dei Becci. Superando il concetto statico di scultura, Canto V appartiene a quel nucleo di lavori che l’artista definisce ‘perfomance inorganiche’, macchine che prendono vita e manifestano il loro punto di vista sul mondo. Il suono emesso dal vecchio tronco, allegoria delle esperienze umane, ci ricorda che sono proprio le battaglie che conduciamo durante la nostra vita a darci umanità. Il pensiero corre poi al secondo girone dell’inferno dantesco, offrendoci l’immagine di quel luogo buio, dove soffia incensante una terribile bufera e dove gli spiriti dannati vittime delle passioni, vengono sbattuti da un parte all’altra senza soluzione di continuità.

La questione del tempo e della caducità umana sono elementi ricorrenti nella poetica dell’artista, “mi interessa il dispiegarsi del fenomeno, qualcosa che viene perduto per sempre... c’è qualcosa di estremamente vulnerabile che voglio comunicare... c’è una caducità del materiale che mi interessa e che posso dire sia il filo conduttore dei miei lavori”, afferma l’artista. Il costante rapporto tra la vita e la morte, nel dibattito esistenziale umano, conduce Sassolino a trasmettere l’effimero della nostra condizione di costante precarietà, attraverso opere e meccanismi che giocano con il tempo. In Piccole guerre, una delle opere appositamente concepite per gli spazi della galleria, lo spettatore è testimone di una trasformazione che avviene così rapidamente da non poter essere percepita a occhio nudo. L’opera riflette sull’attesa, sull’ignoto, sull’incertezza e su come in un battito di ciglia un oggetto concreto e solido come il vetro possa distruggersi.

Nel lavoro di Sassolino gli opposti non si conciliano in una sintesi pacificante ma mantengono una tensione fortemente differenziale, questa è una delle principali chiavi di lettura del lavoro dell’artista vicentino, che rinnova continuamente la sua tensione creativa proprio muovendosi tra poli opposti: il liquido e il solido, il pesante e il leggero, il levigato e lo scabro, il pieno e il vuoto, l’intero e il frammento. Suo materiale d’elezione è il cemento che in questa mostra presenta come frammento pittorico lucido ed evanescente. “Il mio non è un elogio al cemento. Mi interessa la sua lavorabilità e la sua valenza sociale. L’azione di lanciarlo in modo irriverente su dei piani di plastica deformata è fisicamente catartica. Una volta consolidata la materia il supporto di plastica viene strappato via. La forma/superficie che risulta da questa azione è quella definitiva”, dichiara l’artista.


Arcangelo Sassolino

Veduta della mostra




​Galleria Continua / San Gimignano. SIENA
Arcangelo Sassolino   Canto V
San Gimignano : 23 settembre 2016 - 15.01.2017