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Palazzo Strozzi
Let’s Get Digital!
NFT

 
Let’s Get Digital!Beeple (Mike Winkelmann) ALIVE #2/3, 2021 Video files (NFT) Collection Jehan Chu Courtesy the artist


Let’s Get Digital!
NFT e nuove realtà dell'arte digitale
a cura di Arturo Galansino e Serena Tabacchi


Dal 18 maggio al 31 luglio 2022 Fondazione Palazzo Strozzi presenta Let’s Get Digital!, nuovo progetto espositivo che porta negli spazi della Strozzina e del cortile di Palazzo Strozzi la rivoluzione dell’arte degli NFT e delle nuove frontiere tra reale e digitale attraverso le opere di artisti internazionali quali Refik Anadol, Anyma, Daniel Arsham, Beeple, Krista Kim e Andrés Reisinger.

Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati e a cura di Arturo Galansino (Direttore Generale, Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze) e Serena Tabacchi (Direttrice MoCDA, Museo d’arte digitale contemporanea), la mostra presenta un percorso tra installazioni digitali ed esperienze multimediali create da artisti che esprimono le nuove e poliedriche ricerche della Crypto Art, basata sul successo degli NFT, certificati di autenticità digitali che stanno ridefinendo i concetti di unicità e valore di un’opera d’arte. Let’s Get Digital! propone uno sguardo su un movimento in piena evoluzione e trasformazione, che per molti costituisce solo il punto di partenza per una sempre più accelerata commistione tra estetica e nuove tecnologie, una rivoluzione per tutto il mondo dell’arte, digitale e non solo.

Oltre all’arte, anche la moda, la musica, lo sport e il mondo del gaming creano nuovi NFT ogni giorno, aprendo nuove dimensioni di interazione tra reale e digitale. Acronimo per Non-Fungible Token, “gettone non fungibile/riproducibile”, un NFT è un video, un’immagine o un qualunque contenuto digitale che viene certificato (o in gergo “mintato”, coniato) attraverso la blockchain. Letteralmente una "catena di blocchi", questa tecnologia rende i file crittografati, non modificabili e registrati in un archivio che garantisce a un file di essere visualizzato da tutti ma posseduto solo da un singolo individuo o, per meglio dire, da un singolo wallet, un indirizzo identificativo ma anonimo. In questo nuovo mondo digitale basato a livello di mercato sulle criptovalute, gli NFT popolano i cosiddetti metaversi, mondi paralleli virtuali i cui confini si estendono fino al mondo tangibile e convenzionale ma con nuovi paradigmi di interazione sociale. Conferendo valore a opere digitali che per loro natura sono facilmente duplicabili, questa nuova modalità di creare, fruire e collezionare l’arte ha alimentato un mercato alternativo e indipendente da quello tradizionale, ma soprattutto ha permesso lo sviluppo di inediti percorsi e possibilità per la produzione degli artisti e per la fruizione del pubblico, in una nuova idea di interconnessione a livello globale.

Let’s Get Digital!Everydays - Raw #43/100, Alive 2020-2021, Collection RFC - Pablo Rodriguez-Fraile & Desiree Casoni


Introduzione alla Mostra

Quando nel 2021 a un’asta di Christie’s l’opera NFT di Mike Winkelmann, in arte Beeple, Everyday: The First 5000 Days è stata venduta a 69,3 milioni di dollari, facendo balzare un quasi sconosciuto al terzo posto tra gli artisti viventi più costosi, dopo David Hockney e Jeff Koons, l’attenzione generale del mondo dell’arte si è rivolta con grande curiosità, e un po’ di preoccupazione, verso le nuove frontiere dell’arte digitale. Il fenomeno degli NFT è recente, ha subito un forte processo di accelerazione nel periodo della pandemia e non ha ancora espresso totalmente il suo potenziale, ma come ha subito reagito il mercato, con le più importanti case d’aste e gallerie che stanno rendendo questi processi parte del loro lavoro quotidiano, anche le più prestigiose istituzioni museali e i più importanti artisti “fisici”, da Urs Fisher a Damien Hirst, si stanno avvicinando a questo mondo.

Let’s Get Digital! nasce con l’intento di creare un legame tra il fisico e il digitale, tra la storia dell’arte contemporanea e quella ultra-contemporanea del web 3.0. L’idea di una mostra su un fenomeno così recente parte dalla specificità del programma espositivo di Palazzo Strozzi caratterizzato da una commistione tra antico, moderno e contemporaneo e da una strategia di contaminazione e interrelazione tra le arti. Con questo progetto Palazzo Strozzi si spinge dunque fino alle ultime tendenze del XXI secolo, le nuove frontiere dell’arte digitale, ma sempre con l’intenzione di realizzare una mostra in grado di unire ricerca, accessibilità e innovazione, volendo rendere comprensibile un tema nuovo per avvicinarlo al grande pubblico. La volontà è quella di riaffermare il ruolo di Palazzo Strozzi come piattaforma di sperimentazione, un luogo in cui confrontarsi con le ultime tendenze artistiche e culturali, di cui il mondo NFT è una delle più attuali.

Let’s Get Digital!Daniel Arsham Eroding and Reforming Bust of Rome (One Year), 2021 Courtesy the artist


Abbiamo voluto un’esposizione che nessuna istituzione aveva ancora pensato con le modalità che la caratterizzano, su un tema non ancora storicizzato – se ne parla diffusamente solo da poco più di un anno – e dunque senza la distanza storica e l’impalcatura critica con cui in genere si organizzano le mostre. Criptoarte e opere fisiche non vanno considerate in opposizione, ma come complementari. Gli NFT sono un nuovo prodotto, non un’alternativa, e l’acronimo dei Non Fungible Tokens è ormai entrato a far parte del nostro linguaggio quotidiano: non solo l’arte ma anche la moda, la musica, lo sport e soprattutto il gaming creano NFT ogni giorno. Tutto vive in un mondo parallelo virtuale il cui limite corre a una velocità nettamente superiore rispetto alle logiche del mondo tangibile. In questo nuovo universo digitale basato, a livello economico, sulle criptovalute, gli NFT popolano i metaversi, mondi paralleli virtuali i cui confini si estendono fino a quello reale ma con nuovi paradigmi di interazione sociale. Conferendo valore a opere digitali che per loro natura sono facilmente duplicabili, questa nuova modalità di creare, fruire e collezionare l’arte ha alimentato un mercato alternativo a quello tradizionale, ma soprattutto ha aperto a inediti percorsi e possibilità per la produzione degli artisti e per la fruizione del pubblico, in una nuova idea di interconnessione a livello globale.

L’intenzione della mostra è quella di affrontare un tema attuale e di far conoscere alcuni degli esempi più importanti di questo nuovo mondo, e le opere esposte sono rappresentative di un’esperienza globale, di un ambito estremamente dinamico a cui dobbiamo avvicinarci senza pregiudizi.

Let’s Get Digital! Anyma (Matteo Millari and Alessio De Vecchi), vista della mostra Photo Ela Bialkowska OKNO studio


La scelta degli artisti non è stata facile, proprio perché il movimento è in continua evoluzione: data l’immediatezza della comunicazione digitale ci confrontiamo con approcci diversissimi che vedono sperimentazioni di modalità creative molto varie. La selezione include alcuni degli esponenti più noti della Criptoarte e vuole insieme fornire uno spaccato sull’eterogeneità del movimento. Per questo motivo, assieme alla già citata superstar digitale Beeple, abbiamo coinvolto Refik Anadol, celebre per la sua capacità di sollecitare il pubblico tramite monumentali installazioni che uniscono sensorialità e ricerca scientifica, il collettivo Anyma e Andrés Reisinger, che sperimentano nella collaborazione con tematiche e mondi creativi diversi, come la musica e la poesia, e altri artisti che ci permettono di riflettere in modo interdisciplinare con l’architettura e la scultura nel rapporto con la dimensione digitale quali Daniel Arsham o KristaKim, una tra le poche donne a essersi fino ad ora affermata in questo mondo.

Il punto comune di questa selezione è il fatto di essere opere NFT, legate alla tecnologia blockchain, ma l’intenzione è quella di raccontare ed esporre la varietà e le innumerevoli possibilità estetiche e creative che questo nuovo universo artistico esprime. Questo genere di opere non è fatta solo per vivere negli schermi dei nostri cellulari, ma sono lavori frutto della ricerca di artisti che sperimentano modalità installative diverse, immersive e multisensoriali.

Con questa mostra Palazzo Strozzi vuole da subito entrare, assieme ai suoi pubblici, in una rivoluzione che sta sconvolgendo le nostre vite.

Let’s Get Digital!Anyma (Matteo Millari e Alessio De Vecchi), Simbiosi, 2022, Eva 0, 2022 Computer Generated Images (NFT)


Pablo Rodriguez-Fraile
in conversazione con
Serena Tabacchi


Serena Tabacchi: Come nasce il tuo interesse per la Criptoarte? Prima dell’arte digitale, eri un collezionista di arte contemporanea o sei sempre stato affascinato dal collezionismo di ciò che è immateriale?

Pablo Rodriguez-Fraile: La verità è che il collezionismo è sempre stato un fatto piuttosto organico per quanto mi riguarda. Ho avuto la fortuna di crescere circondato da persone dalla mentalità aperta, da bellissime opere d’arte e in un ambiente esteticamente piacevole. La mia famiglia ha sempre nutrito un autentico amore per la cultura. E poi ho sposato una donna meravigliosa, Desiree Casoni, che è anche un’architetta e una designer di grande talento, con la quale condivido questa passione per l’arte. Da quando ci siamo conosciuti, abbiamo sempre collezionato arte tradizionale, analogica, frequentando i più importanti eventi culturali in giro per il mondo. Allo stesso tempo, in questi ultimi anni ho lavorato nell’ambito delle blockchain. Mi sono imbattuto nei concetti di NFT e di metaverso agli esordi della mia carriera e mi sono subito reso conto dell’importanza che potevano rivestire per l’arte digitale, del potenziale che poteva avere questa tecnologia in futuro. Ho intravisto quello a cui il mondo si sarebbe potuto aprire in termini di innovazione e talento e la capacità di questa tecnologia di sbloccare una nuova generazione di creativi, capaci di interagire con questo mezzo innovativo. Dedicarmi al collezionismo di NFT è stato un fatto del tutto naturale per me, un modo per unire il lavoro e la passione per l’arte.
All’inizio l’attività degli NFT era piuttosto ridotta. Lo spazio della Criptoarte era assai diverso da come lo vediamo oggi. C’erano pochissimi collezionisti che si dedicavano seriamente a raccogliere opere d’arte e curare una collezione. Ed era bellissimo. Mi intrigava anche la differenza nel processo di raccolta nel collezionismo dell’arte fisica rispetto all’arte digitale, e il diverso modo in cui ci rapportiamo con gli artisti più tradizionali piuttosto che con i creativi del mondo digitale.

Let’s Get Digital!Andrés Reisinger Arcadia, 2021 Opera in collaborazione tra Andrés Reisinger, Arch Hades e e RAC Video with sound (NFT), 9’48


ST: Meraviglioso. Il nostro modo di collezionare è in costante evoluzione. Come si dice, un giorno nel mondo “cripto” è come un mese nel mondo reale. Fin dagli esordi di questo mondo, hai sempre sostenuto artisti di talento provenienti dalla scena dell’arte digitale. Puoi dirci cos’è che ispira la tua ricerca quando cerchi nuove opere per la tua collezione? Ti servi di consulenti artistici o ti occupi personalmente della selezione di nuovi talenti?

PRF: Per me si tratta di un processo in costante evoluzione. Penso di aver ben spiegato il modo in cui mi relaziono con l’ecosistema digitale nel suo insieme. Fin dall’inizio ho collezionato arte per passione, è il retaggio di una cosa che mi piace moltissimo fare. Lo stesso vale per mia moglie. Il nostro scopo non è mai stato il profitto economico. Inoltre, dico sempre che non faccio discriminazioni di stile – la parola stile neanche mi piace – o di tecniche o di cose del genere. Ovviamente devi sentire una connessione estetica o emotiva di qualche tipo con ciò che collezioni, e ritengo che l’unico modo per ottenere questo tipo di connessione sia avvicinarsi il più possibile a un’opera che abbia un grande significato per noi. Altrimenti sarebbe molto difficile scoprire nuove perle. Ritengo che ci siano alcuni ingredienti imprescindibili se ci si vuole impegnare sul serio. Io non acquisto opere, sostengo gli artisti. Li incontro, imparo a conoscerli, ascolto le loro storie, vedo come il loro modo di lavorare si inserisce all’interno della loro carriera di creativi, comprendo la loro visione e, ovviamente, scopro la loro personalità e imparo a conoscerli come individui.
Cerco di osservare la loro intera carriera nel suo insieme piuttosto che una singola opera connessa a un determinato momento. Un altro aspetto che è molto importante per me è il fatto che qualunque cosa creata da un artista sia realizzata al più alto livello esecutivo e con la più elevata padronanza del processo artistico e degli strumenti che impiega, perché ritengo che l’utilizzo dei mezzi giusti sia di straordinaria importanza. Penso che ci sia molto talento nel mondo di oggi, ma ci vogliono grandi abilità e molta disciplina perché un progetto diventi davvero importante e indimenticabile.

Let’s Get Digital!Andrés Reisinger Arcadia, 2021 Opera in collaborazione tra Andrés Reisinger, Arch Hades e e RAC Video with sound (NFT), 9’48


ST: Alla Biennale di Venezia di quest’anno hai presentato alcune installazioni di arte digitale con NFT tramite Aorist, una nuova piattaforma che hai creato insieme a Ximena Caminos e Andrea Bonaceto, dedicata a sostenere progetti artistici che si trovano a metà strada tra l’arte e la tecnologia. Quanto è importante per te la condivisione di opere native digitali con un pubblico reale? Consideri la creazione di installazioni pubbliche una parte della tua missione di imprenditore?

PRF: Ritengo che sia maggiormente connessa con il nostro impegno costante a spingerci oltre i confini di questo nuovo ecosistema e a inseguire il nostro retaggio, piuttosto che con l’imprenditorialità. È affascinante vedere quello che succede oggi nel mondo dell’arte contemporanea. È evidente che sta cambiando il modo in cui le persone interagiscono con l’arte e si fanno coinvolgere da essa. In questo spazio possiamo vedere un’esplosione di talento e innovazione e sono molto grato di potervi partecipare assieme a questi artisti straordinari che stanno cambiando il modo in cui noi, come società, interagiamo con l’arte. È molto importante far sì che emergano questi splendidi lavori. Diciamo sempre che ci piacerebbe sostenere gli artisti migliori, aiutarli a crescere e a compiere i passi necessari per essere presenti sulla scena internazionale. Quando parliamo degli “artisti migliori” non intendiamo i più conosciuti, o quelli che vendono di più, ma piuttosto quelli che stanno attenti alle tematiche di cui abbiamo parlato prima, che sono poi le migliori esperienze che puoi fare nella vita e nell’arte: il talento, la determinazione, una mente e una pratica dedite alla creatività e un’estetica bellissima. Questi sono gli elementi che ci permettono di stabilire una connessione emotiva con il mondo in cui viviamo. Siamo estremamente grati di poter lavorare con questi gruppi e questi artisti straordinari e speriamo di poter continuare a portare avanti la nostra missione, che per noi è il centro di tutto. Ci impegniamo a fare in modo che i progetti in grado di mettere in discussione i limiti della tecnologia abbiano una presenza fisica negli eventi internazionali d’arte, così che il pubblico possa stabilire una connessione con loro, sempre nel modo più sostenibile possibile.

Let’s Get Digital!Krista Kim Mars House, 2020 3D files (NFT) Music: Jeff Schroeder


ST: Come ha reagito il pubblico all’arte digitale resa fisica? Penso, ad esempio, alla performance con il drone del duo artistico DRIFT, anch’essa un NTF.

PRF: Pensiamo che sia stata molto ben accolta, un grande successo. Ritengo che questo sia avvenuto grazie al modo in cui le persone interagiscono con l’arte. Viviamo in un mondo fisico che interrompiamo di continuo per dare spazio alla sfera del digitale, che si tratti del cellulare, del computer o dell’automobile. Oggigiorno ovunque andiamo troviamo una presenza digitale.
Immaginiamo modi creativi di muoverci in questo ambito in cui il digitale è estremamente presente, sia nell’arte sia nell’interazione del pubblico con essa e nel conseguente coinvolgimento. Per noi è elettrizzante questa conversazione tra il fisico e il digitale, che va oltre la dicotomia tradizionale/nuovo. Ritengo che in genere il pubblico sia molto interessato a fare nuove scoperte in questo senso, come abbiamo visto con l’installazione Machine Hallucination: Coral di Refik Anadol, esposta sulla spiaggia durante la Miami Art Week, ma anche a Venezia con il nostro programma espositivo che ha preso il nome di CodeX. Continueremo a lavorare per produrre ed esporre arte digitale bella e interessante, che abbia una controparte fisica fruibile dal pubblico che desideri accostarsi alle opere. Ritengo che il futuro dell’arte si stia muovendo in questa direzione.

ST: Con l’avvento degli standard NFT, che forniscono ai beni digitali certificati di unicità e li rendono idonei alla vendita, come pensi che si evolverà la tecnologia nell’ambito dell’arte digitale e del mondo dell’arte contemporanea in generale? Cosa ti emoziona delle possibilità per il futuro racchiuse nelle applicazioni tecnologiche rivolte al mondo dell’arte?

Let’s Get Digital!Krista Kim Mars House, 2020 3D files (NFT) Music: Jeff Schroeder Photo Ela Bialkowska OKNO studio


PRF: Ci sono due risposte a questa domanda, diverse ma entrambe valide. In primo luogo, secondo me gli NFT sono un mezzo più che un fine. Questa tecnologia ci offre un modo migliore e più efficiente per disporre di un certificato di autenticità, di una certificazione della provenienza, della storia e dell’appartenenza di un oggetto. Penso che rappresenti un nuovo elemento chiave che dovrebbe essere utilizzato in tutte le nuove creazioni del futuro. Ritengo che possa essere utile sia per l’arte tradizionale e tangibile, sia per le opere digitali, nelle quali il procedimento e il risultato sono, in fin dei conti e allo stesso tempo, arte. È una metodologia che apre le porte a un’ulteriore interoperabilità, a un maggiore coinvolgimento, permettendo al contempo transazioni più semplici ed è già sufficiente a migliorare l’attuale sistema operativo del mondo dell’arte.
L’altra considerazione riguarda i mezzi impiegati dall’arte. Abbiamo visto l’ascesa di alcuni artisti e creativi che utilizzano gli NTF e la blockchain come mezzo per portare la loro pratica creativa a un livello più elevato, per fare cose che prima non erano possibili, né nell’ambito del fisico né in quello del digitale. Le opere di Daniel Arsham sono un perfetto esempio dell’utilizzo del potere della blockchain e della tecnologia per creare delle opere cosiddette timebased, che si evolvono, cioè, con il passare del tempo. Un altro concetto interessante è quello sviluppato da Andrés Reisinger in un nuovo progetto in cui crea un meccanismo tramite il quale puoi digitalmente impollinare un’opera d’arte che poi ne partorirà una nuova, ma sempre connessa alla creazione originale, che cambia in base allo scorrere naturale delle stagioni. Ritengo che queste modalità di utilizzo del mezzo siano estremamente importanti per quanto riguarda le possibilità future dell’arte.

Let’s Get Digital!Refik Anadol, Machine Hallucinations - Renaissance Dreams (2022) Installazione site specific per il cortile di Palazzo Strozzi Photo Ela Bialkowska


ST: Certo, è interessantissimo. Potrebbe davvero cambiare il modo in cui interagiamo con l’arte, come ci rapportiamo a essa. Il futuro è già qui! Lo scopo di Let’s Get Digital! è di creare un’esperienza immersiva per il pubblico, conducendolo in una nuova dimensione dell’estetica, ovvero quella sostenuta dal movimento della Criptoarte a partire dagli anni venti del 2000. Alcune opere saranno più controverse, mentre altre indurranno una più profonda riflessione sull’uso della tecnologia. In che modo accompagneresti i visitatori in questo viaggio? È ancora attuale questo messaggio a favore della digitalizzazione?

PRF: È una domanda difficile. Comincerò col rispondere all’ultima parte. La digitalizzazione è una cosa che comincia a essere di grande attualità per tutti noi. C’è ancora un’ampia parte di pubblico che non ha mai avuto esperienza di un approccio curatoriale all’arte digitale o della nuova tecnologia degli NFT. Per come la vedo io, questa presenza fisica è come un’affermazione del nostro passato recente, poco riconosciuta dalle istituzioni. Penso che le persone siano abituate a vivere in un mondo fisico pieno di beni posseduti, e questo è un modo per loro di avvicinarsi a un nuovo concetto di proprietà digitale con tutta una serie di nuovi paradigmi. È sensatissimo. Adoro il titolo della mostra e lo trovo estremamente appropriato.
Il mio consiglio per i visitatori che si apprestano a percorrere questa mostra è il seguente: prima di tutto, concedersi un approccio a occhi ben aperti e cercare di visitarla senza pregiudizi. È necessario immaginarla come un ecosistema, una sottocorrente all’interno del mondo dell’arte contemporanea. Sentirsi liberi di interagire con le opere che trovano più stimolanti, come si farebbe con qualunque altra mostra in giro per il mondo. Devono sapere che, come loro, la maggior parte delle persone stabilirà un rapporto emotivo con diverse delle opere esposte. Devono, inoltre, dedicare del tempo a cercare di comprendere e a immergersi in questi mondi diversi.
È emozionante essere un pioniere in questo spazio. Credo che un po’ alla volta l’arte digitale e gli NFT diventeranno una componente significativa del mondo dell’arte. Vorrei dunque incoraggiare gli artisti a considerarla una valida opportunità di carriera e un modo in cui il pubblico può sostenere in modo diretto e partecipato un nuovo movimento artistico globale e decentralizzato, oggi già piuttosto rilevante e avviato a esserlo ancora di più nel prossimo futuro.

ST: Grazie, Pablo, per averci permesso di esporre una parte della tua collezione qui a Palazzo Strozzi. Let’s Get Digital!

Let’s Get Digital!Refik Anadol, Machine Hallucinations - Renaissance Dreams (2022) Installazione site specific per il cortile di Palazzo Strozzi Photo Ela Bialkowska


 

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Refik Anadol, Anyma, Daniel Arsham, Beeple, Krista Kim e Andrés Reisinger
a cura di Arturo Galansino e Serena Tabacchi
Fondazione Palazzo Strozzi 18 maggio – 31 luglio 2022
@ 2022 Artext

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