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Padiglione Austria
Erwin Wurm
Performative one Minute Sculptures

 
Erwin Wurm



Performative one Minute Sculptures
Erwin Wurm

È compito della scultura creare esperienze spaziali. Ci si pone tuttavia la domanda di quale spazio si tratti, considerato il fatto che l’esperienza spaziale è mutata nel tempo. La vecchia esperienza spaziale connessa alla scultura classica era infatti incentrata sul corpo umano. La nuova esperienza spaziale, invece, è incentrata sulle macchine e i media.

Erwin Wurm è uno dei pochi artisti in grado di tradurre la mutata esperienza spaziale in un’arte spaziale propria. Secondo l’artista, l’automobile è la causa principale dello slittamento di significato tra il concetto di mobile e immobile. L’automobile diventa pertanto uno dei mezzi di espressione preferiti di Wurm. Viceversa, case immobili possono volare improvvisamente e atterrare su un hotel o un museo. Le condizioni di mobilità e immobilità diventano quindi variabili. L’intera opera di Wurm costituisce un’adeguata reazione artistica alla trasformazione dell’esperienza spaziale, dall’essere incentrata sul corpo umano all’essere basata sulle macchine. Tuttavia, con le sue One Minute Sculptures, delle istruzioni comportamentali impartite al pubblico documentate tramite scatti fotografici, Wurm si è già addentrato nel terreno dell’esperienza spaziale incentrato sui media. Davanti al padiglione un enorme camion si erge verticalmente sulla propria testa, vale a dire sull’abitacolo, sul cofano - immobile. Si tratta di una scultura accessibile ai visitatori, che consente loro di salire fino in cima il camion lungo la piattaforma. Il visitatore viene pertanto guidato verso una triplice esperienza spaziale: corporea, meccanica e mediale. Una volta salite in vetta, le persone possono farsi un selfie. In questo modo sperimentano la dimensione socio-politica o psico-politica di ogni esperienza spaziale. L’esperienza psicologica associata allo spazio può andare dalla strettezza di una cabina di un ascensore alla vastità di un prato, e può evocare emozioni commisurate alla situazione: sentimenti di prigionia e di libertà che possono creare tensioni sociali. Oggi come non mai le dimensioni politiche e psicologiche dello spazio sono diventate sempre più attuali per via dei flussi migratori che si stanno sviluppando a livello mondiale. Lo spazio viene nuovamente definito dal punto di vista geopolitico. Da un lato, vengono costruiti di nuovo confini, recinzioni e muri, dall’altro i migranti vivono in uno spazio infinito di informazioni fornite dallo smartphone. Di conseguenza, in Europa stiamo vivendo un spettacolo singolare caratterizzato dal fatto che centinaia di migliaia di persone attraversano il suolo europeo senza possedere un passaporto, bensì uno smartphone, mediante il quale possono muoversi e navigare all’interno degli spazi e dei Paesi.

Da quando i messaggi possono viaggiare per telefono e internet senza la persona fisica di un messaggero – si tratta quindi di segnali e non di corpi che riempiono invisibilmente gli spazi –, lo spazio fisico è quindi perforato, bucherellato. Lo spazio ristretto si rivela quindi solo limitato per il corpo. Lo spazio delle informazioni è d’altro canto illimitato. Così anche il nostro spazio abitativo assume una nuova forma. Noi tutti partecipiamo ad eventi presso i quali non siamo presenti fisicamente, per questo viviamo in un spazio abitativo perforato. Conseguentemente, all’interno del Padiglione Austria si trova un caravan bucherellato. Il caravan è di per sé una combinazione paradossale tra una casa, ovvero un bene immobile, e un’automobile, ovvero un bene mobile. Un caravan che è rinchiuso un uno spazio, ovvero in un padiglione, è privato del suo scopo originario. Un padiglione non è dopo tutto un garage. I visitatori, in qualità di attori principali, provano direttamente sulla loro pelle l’esperienza di sedentarismo e nomadismo, inclusione ed esclusione, mobilità e immobilità. Poiché queste esperienze vengono vissute all’interno di un caravan (in tedesco “Wohnwagen”, letteralmente “veicolo adibito ad abitazione”, esse fanno appello anche alle esperienze sociali e psicologiche di ciascun visitatore. All’interno della parola “Wohnwagen” “Wohn” sta per “Wohnung”, ovvero abitazione, e quindi è sinonimo di casa e patria, famiglia e domicilio. La parola “Wagen” (“veicolo”) sta per “on the road”, ed è quindi sinonimo di andare all’estero, viaggiare verso Paesi lontani alla scoperta di popoli stranieri. A questo punto si pone quindi una domanda: il pubblico “performativo” del Padiglione Austria sarà in grado di vivere un’esperienza cosmopolita al confine tra l’inclusione e l’esclusione, le radici del passato e il futuro, la partenza e l’arrivo?
(Peter Weibel, da: Biennale-Katalog Erwin Wurm, 2017)


Erwin Wurm Erwin Wurm, Performative one Minute Sculptures. 57. Esposizione Internazionale d’Arte.


An Interview with Erwin Wurm

Art: Per quanto riguarda il tuo lavoro con i vestiti e gli oggetti ciccioni, cerchi il valore nell'arte della scultura per confrontarti con l'involucro, piuttosto che con la forma di per se stessa? Questo è uno dei classici problemi dell'architettura, degli edifici che sono forme ma come tali racchiudono spazio. La forma è anche un confine della superfice.

WURM: Certo. C'è una forte relazione tra il centro - spazio interno e la superficie. I lavori sui cappotti trattano specificamente questo, come un collage che mette insieme diversi modularità. E' la forma antropomorfica del corpo umano resa significante dal cappotto o la giacca costruita da forme geometriche di base... Queste forme possono essere un cubo o un cilindro, e attraverso questa combinazione, accade qualcos'altro: il volume risultante è definito solo dalla superficie e non dalla massa. Quindi, sì, di base è una questione scultorea. 

A :  Apprezzo la vostra risposta tecnica-biologica e l'idea che tra loro si instauri un processo che deriva sull'osservare le parti che si modificano. Credo che l'osservazione accada nei momenti di apertura tra l'interno e l'area esterna. Questa è una delle principali dicotomie con cui gli architetti sono stati sempre in conflitto - interno ed esterno. C'è qualcosa nella parte interna dei tuoi oggetti su cui ti concentri ? - come opposizione tra l'esterno o l'intero. 

W : Sai dei gatti citati da Georg Christoph Lichtenberg? Egli dice che ciò che lo stupiva era come i gatti potessero avere quei due buchi nella pelliccia, proprio in corrispondenza degli occhi. Questa è un grande coincidenza. Guardare la realtà con questa strana, inquietante prospettiva la rende interessante e sorprendente, e può portare a qualcosa di interessante. 

Erwin Wurm Erwin Wurm, Performative one Minute Sculptures. 57. Esposizione Internazionale d’Arte.


A: Data l'abilità dei computer che vengono utilizzati per progettare, c'è un certo grado di curvatura e forma che ora è possibile nell'architettura. Come si fa a fare la curvatura barocca? Dove si incontra il liquido con il solido per te? 

W: Per la prima macchina, ho tentato di collaborare con l'industria automobilistica. Ho chiesto Opel, General Motors in Germania, se mi potevano aiutare o collaborare. Essi hanno accettato, così mi sono recato nella loro grande sala costruzione di Francoforte, e mi hanno permesso di usare un computer di modellazione 3D su cui progettano tutte le nuove autovetture. Sono rimasto li per una settimana. E 'stato enormemente costoso, ma il risultato non era affatto soddisfacente perché tali computer, mi sono reso conto, non sono in grado di costruire forme biologiche o antropomorfiche. Sono in grado di produrre solo forme tecniche, e questo è il motivo per cui tutte le nostre auto sono così. Infine, abbiamo deciso che non avrebbe funzionato con il computer, quindi siamo tornati al vecchio modo di fare vetture: abbiamo fatto le forme a mano. Vediamo lo stesso problema con l'architettura, perché tutti coloro che utilizzano un programma per computer utilizza un'estetica predefinita, che influenza molto il lavoro. E 'il motivo per cui tutti gli edifici sono così. Hanno lo stesso aspetto a causa del programma di computer che è stato utilizzato.

 

Erwin Wurm
Commissario Christa Steinle
La Biennale di Venezia Biennale Arte 2017
Site   Erwin Wurm >
@ 2017 Artext

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