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Bettazzi Chiara
Appunti di diario

 
Bettazzi Chiara Chiara Bettazzi, Wonder Objects 2013 / 2018 Istallazione misure variabili, tecnica mista materiali vari.



Intorno al costruire, febbraio / marzo 2019

La memoria gioca un ruolo fondamentale non solo nella scelta di ogni singolo oggetto che all’inizio seleziono e che successivamente diventa protagonista, ma si rivela motore fondamentale durante il processo di costruzione dell’opera, in quanto spontaneamente inizia a far emergere un’immagine che mentre affiora s’intreccia con quello che sto realizzando in quel preciso momento. Il risultato che genera questo tipo di processo non è mai esattamente programmato ma nasce liberamente mentre lo realizzo. La memoria fa in modo che il lavoro accada e prenda forma, in una sorta di automatismo che non è cercato ma trovato.

Inizio lavorando attraverso l’accumulo di oggetti, in passato erano solo oggetti di uso quotidiano; nel tempo attraverso stratificazioni del lavoro si sono aggiunte materie residuali, detriti e rovine provenienti da lavori passati che si riattualizzano in maniera diversa.

Seguo la via della classificazione all’interno di un archivio di cose che oggi costituiscono la grammatica del mio lavoro, organizzando in generi.

Assemblo abbozzando pose, continui still life che generano intuizioni che mi permettono di proseguire secondo nuovi accostamenti e nuove immagini che si formano.

Quelli che chiamo spostamenti progressivi, rappresentano movimenti di masse materiche composte essenzialmente da oggetti di diverse tipologie. Questi spostamenti e prove producono esperimenti fallimentari che generano rovine e residui, che rientrano nel lavoro presente connettendosi con quello passato, quindi un unico processo dove tutto si lega insieme.

Una sorta di lavorazione della materia, attraverso l’uso degli oggetti che rappresentano masse di materia che sottraggo dall’accumulo, creando vere forme nello spazio.

Quando inizio non vi è un progetto definito e particolareggiato, ma è tutto in divenire e conseguenziale.

Il lavoro nasce a contatto con lo spazio stesso e si plasma attraverso un’ interazione che è data dalla mia presenza all’interno dell’architettura che inizio a sentire. La luce gioca un ruolo primario, perché prediligo da sempre la luce naturale del giorno. Il materiale organico si inizia ad accostare a quello inorganico e attraverso tutta una serie di suddivisioni e riordinamenti continui inizia a prendere forma.

Lo spazio è vissuto come una sorta di foglio in cui dipingo attraverso gli oggetti, e quello che installo. Tutte le volte che si crea una confusione intorno e un mescolamento delle cose, vuol dire che sto lavorando a delle parti, e necessito appena finito di rifare ordine attraverso la nuova suddivisione che do alle cose che rimangono ancora in uno stato non costruito. La pagina bianca equivale al riordinamento e alla successiva suddivisione della materia oggettuale.

Costruisco, ripulisco e riorganizzo tutte le volte per avere uno spazio costantemente nuovo e sgombro. Pronto ad una visione altra. Le visioni si succedono via via, attraverso un automatismo che rende tutto trovato, non cercato e neppure strutturato ma in maniera istintiva si forma naturalmente. C’è costantemente un gioco di accostamenti tra organico inorganico, tra oggetti e natura, tra detriti , rovine e forme costruite compiute che si mescolano in un equilibrio precario. L’organico è dato anche dal mio corpo che a contatto con uno spazio inorganico produce a sua volta dei macro accostamenti di spazio e di tempo.

In passato gli spostamenti erano interni allo studio adesso sono dall’interno dello studio verso un paesaggio esterno.

Bettazzi Chiara Chiara Bettazzi, Wonder Objects 2013 / 2018 Istallazione misure variabili, tecnica mista materiali vari.

Bettazzi Chiara Chiara Bettazzi, Wonder Objects 2013 / 2018 Istallazione misure variabili, tecnica mista materiali vari.


 

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Wonder Objects, ILMONDOINFINE: vivere tra le rovine La Galleria Nazionale Roma
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