biennale      
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ARTEXT
PADIGLIONE
VENEZIA

 

- Pensa con i sensi - senti con la mente. "L'arte al presente" è il titolo
della 52. esposizione Internazionale d'Arte diretta da Robert Storr, il
primo statunitense alla guida della Biennale Arte. Allestita all'Arsenale
e al Padiglione Italia ai Giardini, dal 10 giugno al 21 novembre 2007,
presenta un centinaio di artisti da tutto il mondo con opere in gran parte
realizzate per questa occasine. "Questa mostra guarda al futuro", non al
passato", così la definizione di Storr sintetizzando le linee-guida di una
ampia ricognizione che pone tutti gli artisti invitati e le opere esposte sullo
stesso piano, senza gerarchie di età e di provenienza con l'intento di non
delineare nuovi canoni né genealogie. Ogni opera è presente a parlare
per sé e nell'insieme, le corrispondenze tra le opere - sia armoniose
che dissonanti - intendono sollecitare l'attenzione del pubblico verso la
diversità di emozioni, materiali, temi e modi di coivolgere il visitatore,
che caratterizzano opere d'arte create in linguaggi diversi, e tutti,
coniugati al presente. Alla mostra si affiancano 76 Paesi (numero record
di questa edizione), presenti anche nel centro storico, e numerosi eventi
collaterali. Il nuovo Padiglione Italiano all'Arsenale vedrà esposte due
personali di Giuseppe Pennone e Francesco Vezzoli, a cura di Ida Giannelli.
Alle Artiglierie dell'Arsenale rappresentano una significativa novità il
Padiglione turco e una mostra sull'arte africana contemporanea.

La Biennnale promuove per la prima volta un dialogo progettuale con Art
38 Basel, Documenta 12 di Kassel e Skulptur Projekte Munster 07, che
quest'anno organizzano le proprie inaugurazioni nel mese di giugno. Le
quattro istituzioni hanno dato vita ad un sito, www.grandtour2007.com,
per facilitare le informazioni e la visita al pubblico.

 

 
 
 

Il martedi incontri sull'arte digitale; mercoledì incontri tra artisti chiusi ai critici; giovedì presentazione di libri, inaugurazioni, discussioni estemporanee; venerdì festa agli studi della Giudecca o meglio presentazione dei lavori degli artisti che vi lavorano con il coinvolgimento anche di esterni. Presso le sedi della Fondazione Bevilacqua LaMasa ci sono state settimane intensissime, ogni anno di più ed in modo quasi insperato.

Non c'è nulla di simile a questa voglia di unirsi e di raccontarsi
nelle città che frequento o che ho frequentato per lavoro: Milano, Modena, Bergamo.
Gli artisti veneti esistono. E' stupefacente notare come le mostre internazionali alla
sede di piazza San Marco siano spesso molto meno visitate, e certamente in modo
meno accorato, di piccole rassegne dedicate al contemporaneo locale che poi, locale,
non è mai: è la stessa struttura di Venezia a consentire che ci sia sempre di mezzo un
messicano, una tedesca, un'americana, qualcuno della Colombia e dall'Argentina.
Una prima conclusione da trarre, non poi così scontata, è che in Veneto esiste una
forte spinta giovanile all'arte contemporanea.

Una seconda conclusione potrebbe riguardare le ragioni di tale vitalità, e certamente dobbiamo mettere in conto l'operato dei settori più creativi dell'Accademia di Belle Arti, della Facoltà Design e arti e di quella di Architettura dell'Università IUVA, del corso per economisti dell'arte che si tiene a Cà Foscari. La gente viene quì a studiare e tendenzialmente vi trova un humus favorevole. Anche con questo si spiega la nascita recente di alcune gallerie private importanti, anche se di diversa natura: alla storia e splendida attività della Capricorno da un lato e della nuova Icona dall'altro, che si dividono classico e sperimentale accanto ad cento altri operatori meno lucidi, vanno ad aggiungersi nel classico Tornabuoni, nell'innovativo una Rizzo, una Jarach, una A+A che è un vero centro di formazione e un volano continuo di iniziative.


I ragazzi di Venezia vivono come in un campus e le idee circolano a ogni ora, in campo santa Margherita come nei luoghi dove studiano. Il loro lavoro non ha caratteristiche comuni, come del resto sarebbe folle aspettarsi: Emilio Vedova è stato l'ultimo maestro che ha unificato l'atmosfera artisistica veneziana, come forse la ventata spazialista nutrita negli ani cinquanta-sessanta dalla galleria del Cavallino. I mezzi pratici e i modi di pensiero sono troppo ampi, ormai, così come il range di informazioni da cui si può attingere, perché si possa pensare a una tendenza specifica del luogo.


Ma c'è fermento. Il convivere di pittura monocroma accanto a video a street art
altro non parla che di questo: c'è fermento. La difficoltà di questi giovani è molto
pratica: la BLM dispone di otto atelier e sappiamo con quale intensità, almeno
negli ultimi tempi, essi vengono vissuti ed utilizzati. Ci vorrebbero però anche case,
studi che consentono una permanenza più lunga di un anno, insomma una intera edilizia
agevolata che consentisse di restare. Abitare a Venezia non è la ricetta giusta per
diventare un artista riconosciuto, e come tutti sanno dopo dieci anni di gavetta
occorre potere e sapere andare via, via dal posto dove si è studiato, ma anche via
dall'Italia, in giro per il mondo a confrontare la propria identità con quella altrui. Ma
dieci anni in cui la città possa far loro da incubatrice, dieci anni in cui quest'identità
da frantumare poi possa formarsi, dieci anni di pace e di guerre coi propri pari
dove sia facile e consentito sbagliare, questo sarebbe davvero il modo per fare di
Venezia un fulcro significativo bel mondo dell'arte e un posto da cui nessuno che vi
ha transitato possa mai più prescindere.. [A.Vattese]


 
 

Al progetto culturale " PADIGLIONE VENEZIA " sono stati chiamati tre curatori Luca Massimo Barbero,
Chiara Bertola e Angela Vattese.