Diluvium
JR, Roma 2026
di Valentina Galeotti
Surriscaldamento globale, scioglimento delle acque, sovversione degli equilibri climatici del pianeta, fissità di alcuni schemi politici, al cospetto di questo scenario apocalittico da quale luogo può provenire un grido?
L’arte ancora una volta si palesa come uno degli ultimi presidi di resistenza umana, di dissenso simbolico, di voce che altera il già saputo.
Il 14 settembre 2026 è stata inaugurata l’ultima opera del noto artista fotografo JR, esponente della Street e Land Art internazionale, celebre per i suoi
paste up, ossia incollaggi di grandi formati di foto su edifici e muri.
Tra i suoi principali interventi colpisce il progetto che impiega fotografia di volti umani scattate in obiettivo 28 mm, stampate in formato maxi e appese sui muti, facciate di palazzi, ponti, luoghi abitati dai soggetti fotografati.
Sono abitanti comuni, bambini e anziani, fotografati su uno sfondo uniforme bianco e nero. Ne emerge un’istantanea che sarà incollata su muri, cisterne, ponti, edifici abbandonati.
I luoghi selezionati per il progetto sono luoghi di “bordo”, di “margine”, luoghi-non luoghi fuori dai riflettori posti al centro tramite lo stesso oggetto che ricorre spesso nell’arte di Jr e della street art in genere: lo sguardo che riguarda il passante.
L’installazione, facente parte del ciclo “Aqua”, ideato nel 2026 dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, questa volta non sorgerà in un luogo ai confini del mondo, nelle favelas di Rio, tra i vicoli di l’Avana, in una piazza del Messico o su un ponte parigino, ma nel cuore della Cristianità, all’interno del cortile del Belvedere nella Città del Vaticano.
Il cuore del progetto sarà un’onda di vaste proporzioni, che si estende da terrà fino al cielo, un Diluvium, questo il nome dell’opera.
Al cospetto dell’onda due elementi appaiono come centrali: l’atto dell’esondare e la cornice in cui questo avviene.
Un elemento non potrebbe esistere senza l’altro. Un’onda con la sua forza distruttiva dilagherebbe nello spazio diffondendosi senza una cornice capace di contenerla. Allo stesso modo una cornice senza l’elemento vivo e difforme all’interno rimarrebbe un “pezzo” morto, asfittico, grigio.
Dove è la poesia dell’arte? Perché ancora una volta questo artista francese colpisce nel segno? Due le questioni che si stagliano sulla scena.
Ad un lato la sua opera si rivela potente poichéé evoca la posizione in un cui tutti noi ci troviamo: la forza senza la forma sarebbe vana, allo stesso modo un contenimento senza un urto che ogni volta tenta di infrangerlo sarebbe immobile e quindi non vitale.
Il diluvio siamo noi, soggetti umani in lotta continua nella loro struggente poesia.
JR, Diluvium, 12 settembre 2026, Vaticano. C. JR
L’artista Kiefer sostiene che l’arte deve essere “corrosiva”, “nell’atto” diremmo con lo psicoanalista Lacan, definitiva e “in rapporto con la morte” direbbe l’artista Rothko.
La componente tragica e solenne dell’onda rende quest’opera attuale e allo stesso tempo, come ogni opera d’arte, fuori dal tempo e dal senso.
Elemento, quest’ultimo che rimane, da sempre, inafferrabile.
L’intento di questo artista, celebre per avere dato volto e voce mediante le sue foto anamorfiche a rifugiati, bambini del Ruanda, Mauritania, Grecia, esiliati “gettati” fuori dalla scena del mondo come direbbe Heidegger, è illuminare laddove non c’è luce, mettere a fuoco elementi “fuori discorso”, desueti per conferire loro spessore e potenza.
Un altro livello è quello dello sguardo. Lo sguardo è lo sguardo dal quale “io sono sorpreso - sorpreso in quanto cambia tutta le prospettive, le linee di forza del mio mondo, in quanto lo ordina, dal punto di nulla in cui sono, in una sorta di reticolatura irradiata degli organismi” afferma Sartre.
Nel seminario XI Jacques Lacan fa riferimento allo sguardo che sorprende e mi riduce a una qualche vergogna. Non è forse questo l’effetto che una certa arte produce in noi in quanto soggetti passanti nel mondo? (1)
La Street art o arte urbana che dir si voglia abita costantemente questo statuto ossia di dispositivo che desta, che “urta” il soggetto con l’inaspettato, l’inedito, lo scomodo a volte, pensiamo ad esempio all’opera The Lightning Field di Walter De Maria, diverso nell’oggetto ma assonante a mio avviso nell’effetto sul soggetto osservante.
JR, Diluvium, 12 settembre 2026, Vaticano. C. JR
L’onda di JR non credo sia nell’ordine dell’ornamentale, seppure di fatto una bella composizione, ma sia dell’ordine della sorpresa e del punctum che colpisce il soggetto.
A tal proposito non è collocata in una sala principale, un luogo dedicato ma in un cortile da cui là si scorge “di sfuggita” come fosse un incontro.
I visitatori dei Musei non sanno che l’opera sia lì, fuori dalla finestra, molti di loro usciranno dai musei senza averla vista, tuttavia qualcuno si imbatterà nel suo urto e, come in alcune opere avviene, si sentirà guardato dall’opera stessa, chiamato e investito.
Ancora una volta l’opera non rivela tale per fare bella l’altra di sé, in quel caso non riguarderebbe il soggetto ma sarebbe puro ornamento, arredo.
La potenza di un’opera simile è nella posizione e nella grandezza, entrambe fuori dalla previsione.
Il frastuono dell’onda evoca questa voce fuori contesto, che dilaga e si propaga, impossibile da non udire.
Valentina Galeotti
Nota
1 Jacques Lacan, Il Seminario I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), Libro XI, Einaudi, Torino, 2003.
Hanno partecipato all’installazione:
Pantone Restauri srl di Luca Pantone - General contractor
Arch. Graziano Tieri - Sicurezza dei lavori in fase di Progettazione ed Esecuzione.
Arch. Luigi Bartone - Direzione dei lavori
Dott. Soizic Marceau JRSA - Responsabile dei lavori.
Soluzioni 360 di Maurizio Annuito - Montaggio installazione.
Demy Ponteggi - Ponteggi installazione
Si ringrazia
Biblioteca Apostolica Vaticana in modo particolare la persona di Don Giacomo Cardinali, Vice Prefetto Biblioteca Apostolica Vaticana.
JR, Diluvium, 12 settembre 2026, Vaticano. C. JR
12 settembre 2026
@ 2026 Artext