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IL SISTEMA DEGLI OGGETTI
Paris Internationale Milano

 
Paris Internationale MilanoParis Internationale Milano, 2026, Veduta della mostra


Carlo Benvenuto, Iva Lulashi, Margherita Moscardini, Massimiliano Gioni
IL SISTEMA DEGLI OGGETTI
Aperto Italia
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Massimiliano Gioni
Vorrei iniziare da Carlo Benvenuto. Lo conosco da molti anni e il suo lavoro ha sempre avuto una relazione molto forte con gli oggetti, soprattutto quelli domestici.
La domanda è semplice: cos’è per te una cosa? Cos’è un oggetto nel tuo lavoro?

Carlo Benvenuto
Per me un oggetto è qualcosa che porta con sé una storia. Spesso non lo scelgo davvero: lo trovo già presente nella mia vita, nella casa, nella famiglia.
Sono oggetti che arrivano dal passato e che continuo a guardare nel tempo.
Il mio lavoro consiste soprattutto nell’osservarli. Non li trasformo molto: li dispongo, li guardo, cerco la luce giusta.
È quasi un gesto di conservazione.

Massimiliano Gioni
C’è una tradizione molto forte dietro questo modo di lavorare. In Italia viene naturale pensare a Morandi.

Carlo Benvenuto<
Sì, sicuramente. Morandi è una presenza importante, ma anche molti altri artisti che ho interiorizzato negli anni. Quando lavoro sento sempre il peso di ciò che ho visto prima. Non lo vivo come un conflitto. Piuttosto come una continuità. Il mio lavoro non nasce dal desiderio di rompere con il passato, ma di restare dentro una linea di sguardo che sento familiare.

Massimiliano Gioni
Margherita Moscardini, nel tuo lavoro gli oggetti sembrano appartenere a un sistema più ampio, spesso anche legato allo spazio e al diritto. Cosa sono per te gli oggetti?

Margherita Moscardini
Per me sono prima di tutto sculture.
Sono oggetti separati dal suolo, tridimensionali, che possono essere osservati da più lati.
Spesso derivano da elementi architettonici: dettagli che isolo e ricostruisco in modo autonomo.
A volte li riproduco in scala reale, ma diventano comunque oggetti indipendenti dal contesto originario.
Mi interessa che queste sculture possano essere anche attraversate o abitate.

Massimiliano Gioni
Nel tuo lavoro c’è anche una dimensione legale.

Margherita Moscardini
Sì. Mi interessa lavorare con il diritto come parte del progetto.
Per esempio, in un lavoro recente ho realizzato una scalinata composta da centinaia di pietre.
Ogni elemento è stato donato a enti pubblici diversi, che hanno firmato la rinuncia alla proprietà.v In questo modo lo spazio che si crea non appartiene a nessuno.
È riconosciuto, ma non appropriabile.

Paris Internationale Milano Carlo Benvenuto, Senza Titolo (Il Sole Sul Cavalletto) 2007. carta/ stampa fotografica cm 165 x 210


Massimiliano Gioni
Iva Lulashi, nel tuo lavoro invece le immagini sembrano muoversi tra memoria privata e storia collettiva. Da dove partono?

Iva Lulashi
Molto spesso parto da fotografie di famiglia o da immagini d’archivio.
All’inizio lavoravo soprattutto su materiali legati alla mia storia personale.
Poi ho iniziato a vedere dentro queste immagini anche una dimensione più ampia, legata alla storia del mio paese e alla memoria del comunismo.

La pittura arriva dopo. Prima c’è una lunga ricerca di immagini, poi il momento in cui queste immagini si trasformano.
Cerco di lasciare sempre uno spazio di ambiguità, qualcosa che non sia completamente narrativo.

Massimiliano Gioni
Un tema che mi sembra ricorrere tra voi è la disciplina.
Quanto è importante nel lavoro di un artista?

Carlo Benvenuto
Per me è fondamentale.
La mia natura sarebbe più quella di osservare che di esprimermi.
La disciplina serve a trasformare l’osservazione in gesto.v È ciò che mi costringe a lavorare, anche quando non sarebbe necessario.

Massimiliano Gioni
Cos’è, allora, il lavoro?

Carlo Benvenuto
Il lavoro è il momento dello scatto.
Tutto il resto è preparazione: guardare, aspettare, accumulare.
Poi arriva un momento in cui l’immagine si concentra e succede qualcosa.

Massimiliano Gioni
Margherita Moscardini, per te la disciplina ha lo stesso significato?

Margherita Moscardini
Per me è una misura interna.
Non è tanto una regola esterna quanto un modo di organizzare il tempo e il pensiero.
Serve a dare continuità al lavoro.

Massimiliano Gioni
E quando senti che un progetto diventa davvero lavoro?

Margherita Moscardini
Quando esce dalla mia sfera personale e trova una forma di riconoscimento nel mondo.
Quando diventa qualcosa che esiste anche per gli altri.

Massimiliano Gioni
Iva Lulashi, per te?

Iva Lulashi
Per me la disciplina è concentrarmi sulla pittura.
È quello che so fare e quello che continuo a fare.
Gran parte del lavoro però è la ricerca delle immagini.
Passo molto tempo a cercarle e a capire quali possano funzionare.
La pittura arriva come un secondo momento.
Trasgressione e responsabilità

Massimiliano Gioni
Parliamo di un’altra parola che spesso si associa agli artisti: la trasgressione.
Ha ancora senso oggi?

Carlo Benvenuto
Per me la trasgressione è stata semplicemente scegliere questo mestiere e portarlo avanti nel tempo.
Non ho mai sentito il bisogno di rompere qualcosa.
È stato più un atto di continuità che di rottura.

Paris Internationale MilanoIva Lulashi, L'osso, la mano, il bosco 2022, oil on canvas 80 x 100 Courtesy PROMETEO GALLERY Ida Pisani


Iva Lulashi
Per me la cosa importante è essere sincera con il lavoro.
Non sento la responsabilità di costruire una menzogna.


Margherita Moscardini
A me interessa di più il mistero che la trasgressione.
Quella parte del lavoro che sfugge alle definizioni e alle categorie.
Anche quando un progetto è molto definito, resta sempre qualcosa che non può essere completamente spiegato.

Massimiliano Gioni
E la responsabilità dell’artista?

Margherita Moscardini
L’unica responsabilità che sento è verso le persone coinvolte nei progetti.

Iva Lulashi
Per me è essere sincera con quello che faccio.

Carlo Benvenuto
Io sento soprattutto la responsabilità verso il mio lavoro.
Verso la coerenza di quello che faccio.


Massimiliano Gioni
Il vostro lavoro è politico?

Carlo Benvenuto
Non parto da un’intenzione politica, ma ogni scelta lo diventa.
Anche il tentativo di svuotare il lavoro da messaggi è comunque una posizione.

Margherita Moscardini
In realtà non credo esista un’opera completamente non politica.
Ogni opera prende posizione rispetto al mondo.

Paris Internationale MilanoMargherita Moscardini, Torart


Iva Lulashi
Credo che spesso sia chi guarda a decidere se un lavoro è politico.
Io lavoro più sulle immagini e sulle tensioni che portano con sé.

Massimiliano Gioni
Esiste un’arte italiana?
E voi vi sentite artisti italiani?

Iva Lulashi
Io mi sento una donna albanese che pensa e sogna in italiano.
Le due lingue convivono nel mio lavoro.
Sono cresciuta tra queste due dimensioni.

Carlo Benvenuto
Io mi sento inevitabilmente un artista italiano.
Sono cresciuto qui, ho visto le cose qui, ho imparato a dare un nome alle cose in questa lingua.
Questo ha formato il mio sguardo.
C’è anche un rapporto forte con l’arte del passato.
In Italia il patrimonio storico è molto presente e questo influisce sul modo di lavorare.

Margherita Moscardini
Per me l’identità è una parola instabile.
Non è qualcosa di fisso.
Si espande e si contrae a seconda dei luoghi, delle persone e delle esperienze.
Se parliamo di identità italiana dovrebbe restare un sentimento, non un criterio.

Massimiliano Gioni
Quindi da una parte c’è lo Stato-nazione, con le sue strutture e i suoi limiti.
Dall’altra una dimensione più aperta, quasi transnazionale.
In fondo anche l’arte spesso lavora su questa tensione: tra appartenenza e libertà.

Paris Internationale MilanoIl Palazzo Enciclopedico, 2013, a cura di Massimiliano Gioni.


 


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