Sara Enrico, Chiara Enzo, Margherita Manzelli, Roberta Tenconi
LA PELLE
Aperto Italia
Talk
Roberta Tenconi
Grazie a tutti per essere qui.
Questa giornata è stata una sorta di maratona, quindi grazie anche al pubblico per la presenza fino a questo momento.
Il tema di questo incontro è la pelle: non tanto come soggetto iconografico, ma come concetto.
La pelle è una soglia: protegge ed espone, separa e allo stesso tempo è porosa. È un punto di passaggio tra interno ed esterno, tra corpo e mondo.
Mi interessa pensarla come spazio di relazione, trasformazione e tensione.
Siamo con tre artiste e proveremo a declinare questo tema a partire dalle loro pratiche.
Partirei da Sara Enrico. Alla Villa Reale hai presentato il progetto Under the Sun, Beyond the Skin, con interventi nel giardino che dialogavano con lo spazio naturale e architettonico.
Mi interessa la pelle come soglia tra corpo, ambiente e costruzione.
Sara Enrico
Sono arrivata alla scultura attraverso il lavoro sulle superfici. La mia formazione in restauro e conservazione ha orientato fin dall’inizio la mia attenzione verso la materialità dell’immagine.
Nel titolo Under the Sun, Beyond the Skin c’è già una doppia tensione: “sotto” e “oltre” la pelle.
Per me la pelle non è mai solo quella del corpo umano. È una seconda pelle: può essere il tessuto, l’abito, ma anche la superficie degli oggetti, degli spazi, del paesaggio.
Nel progetto alla Villa Reale ho lavorato proprio su questa idea di stratificazione. Il giardino stesso è un organismo costruito, un ambiente dove natura e artificio si intrecciano continuamente.
Mi interessava inserirsi in questo sistema già esistente, per riflettere su come una costruzione culturale e anche politica influenzi ciò che percepiamo come naturale.
In alcuni lavori ho utilizzato scanner e tessuti per lavorare sulla luce. Il passaggio della luce attraverso il materiale produce superfici artificiali, quasi sintetiche, con variazioni cromatiche molto forti.
Il mezzo viene in qualche modo “stressato”, e da questa tensione emergono forme che sembrano proliferare e reagire allo spazio.
Roberta Tenconi
Chiara, nel tuo lavoro la visione sembra spesso molto ravvicinata, quasi frammentaria.
Chiara Enzo
Non parlerei di lente d’ingrandimento. Piuttosto direi che il mio lavoro nasce da una condizione insulare.
La frammentazione è legata a una difficoltà ad afferrare la realtà nella sua interezza, e a un senso di impotenza rispetto a domande fondamentali: chi siamo, cosa facciamo nel mondo, perché soffriamo.
Per questo il mio lavoro tende a restringere progressivamente il campo visivo, fino a concentrarsi su frammenti.
Ogni frammento diventa un punto di osservazione, che poi metto in relazione con altri. Ma non sempre questa relazione si chiude: spesso emerge anche il vuoto attorno alle immagini.
Margherita Manzelli, Tutti, 2024, Courtesy the artist and greengrassi, London
Roberta Tenconi
Questa modalità è qualcosa che si è costruita nel tempo?
Chiara Enzo
Sì. Uso disegno e pittura come strumenti conoscitivi. Sono modi per osservare il mondo e per osservare me stessa.
La scelta dell’immagine viene spesso prima della comprensione. Il senso emerge dopo, nel tempo del lavoro.
Il progetto Memorandum, iniziato nel 2013, funziona così: è un archivio aperto di immagini, costruito nel tempo, che non si chiude mai.
Nei disegni ogni immagine ha la stessa scala e lo stesso spazio, che le dà una forte centralità. La pittura invece introduce una costruzione più complessa dell’inquadratura e della relazione tra elementi.
Roberta Tenconi
Nel tuo lavoro le figure femminili sono centrali. Le chiami “signorine”.
Margherita Manzelli
Le chiamo così da sempre, perché non avevo altro nome per definirle.
Col tempo questo termine ha assunto per me una forma di rispetto.
Non do loro nomi propri. I titoli dei lavori sono indipendenti dalle figure e nascono da associazioni personali, legate a ciò che sto vivendo o ascoltando in quel momento.
Le figure non hanno un’identità stabile. Forse multipla, ma non definita a priori.
Parto sempre dalla testa e costruisco il corpo come conseguenza.
Sono archetipi umani. Il corpo è un involucro, casualmente umano.
Per me la pittura è pelle: una superficie che contiene e allo stesso tempo espone il visibile.
La pittura non rappresenta il corpo: lo sostituisce.
Le signorine non devono essere né belle né brutte. La bellezza standard non mi interessa, e forse non esiste.
Se una figura diventa troppo “bella”, la modifico. A volte me ne accorgo solo a distanza di anni.
Il loro aspetto nasce da un processo interno, non da un modello esterno.
Il termine “signorine” indica anche una condizione di sospensione: figure che non sono fissate in uno statuto definitivo.
Chiara Enzo, Il profilo di mia madre, 2023, Watercolor, pastel, colored pencils on cardboard glued on board 24 x 15 cm
Roberta Tenconi
Hai raccontato che il tuo lavoro viene spesso letto in chiave sensuale, cosa che ti ha irritato. Questa reazione ha influenzato le opere successive?
Margherita Manzelli
Sì. Vengo da un contesto segnato da una forte dimensione politica, che ha influenzato il mio modo di lavorare.
Io lavoro in studio in modo molto isolato, quasi come un palombaro.
Quando ho sentito ripetere letture sensuali o erotiche del mio lavoro, questa cosa ha influenzato le opere successive, perché non volevo andare in quella direzione.
Il mio lavoro è anche un modo per gestire la ripetizione e la responsabilità dello sguardo.
Ci sono stati momenti estremi, come le immagini legate alla malattia di mio padre, ma si tratta sempre di cercare un equilibrio tra polarità diverse.
Le figure restano prototipi umani, mai categorie fisse.
Roberta Tenconi
Sara, le tue Jumpsuit evocano corpi e involucri. Anche la dimensione del lavoro sembra implicita.
Sara Enrico
Sono partita da un cartamodello di Thayaht del 1919: una tuta pensata come abito universale.
La forma è semplice ma densa di significati: lavoro, carcere, sport, moda.
È una seconda pelle che dovrebbe garantire la funzionalità del corpo.
Mi interessava proprio questa ambivalenza.
Le mie Jumpsuit sono in cemento: forme pesanti che funzionano come casseforme architettoniche.
Dentro questa struttura si apre anche una dimensione più ambigua, che riguarda pieghe, aperture, possibilità di lettura.
La zip introduce l’idea di un corpo, ma non è mai chiaro se quel corpo esista davvero.
Sono forme orizzontali, senza testa, che mettono in discussione l’idea di corpo performativo.
Il processo nasce dal calco, ma ciò che mi interessa è lo scambio continuo tra interno ed esterno.
Quando il cemento si solidifica, ciò che rimane è un oggetto autonomo, aperto all’interpretazione.
Roberta Tenconi
Il tuo lavoro si sviluppa anche attraverso archivi come Memorandum.
Chiara Enzo
Sì. Il mio lavoro procede per costellazioni.
Ogni immagine è autonoma ma fa parte di un insieme più ampio, sempre aperto.
La mancanza è una componente strutturale del lavoro.
Disegno e pittura sono strumenti conoscitivi: servono a capire il mondo e a capire me stessa.
La scelta viene prima della comprensione. Il senso si costruisce nel tempo.
Il lavoro si sviluppa su tempi lunghi, in contrasto con la velocità contemporanea.
I disegni sono molti, ma funzionano come un unico campo in espansione.
Roberta Tenconi
Il tuo rapporto con l’essere artista italiana è cambiato nel tempo?
Margherita Manzelli
Mi sento un’artista totalmente italiana.
Ho attraversato anche esperienze all’estero, ma sono sempre tornata.
Lavoro soprattutto in studio e ho bisogno di una continuità stabile.
Essere in Italia non è stato un limite, ma una condizione scelta.
Anche fuori dall’Italia mi sono sentita ancora più italiana.
Non è una categoria, ma una radice.
Essere artista in Italia è complesso, ma stimolante.
Le difficoltà fanno parte del processo.
Anche la maternità è stata una forma di verifica continua del lavoro.
Roberta Tenconi
Grazie a tutte. È stato un confronto molto ricco.
Ci vediamo alla prossima occasione.
Sara Enrico, Fig.1, 2024, Courtesy the artist and Vistamare Milano/Pescara
Paris Internationale Milano
In occasione della prima edizione di Paris Internationale Milano, la Fondazione Nicola Trussardi, Special Public Program Partner della manifestazione, presenta Aperto Italia, una giornata di conversazioni ideata da Massimiliano Gioni per riflettere sullo stato dell’arte contemporanea italiana.
Grazie alla collaborazione con Paris Internationale, la Fondazione Nicola Trussardi torna a fare una vera e propria incursione all’interno di una fiera, riattivando un formato sperimentato nei primi anni Duemila. Aperto Italia inaugura il programma pubblico di questa edizione milanese: la prima giornata si trasforma così in uno spazio di confronto e riflessione aperto, un dispositivo di conversazione e scambio.
Aperto Italia riattiva, già nel titolo, la memoria di Aperto, la storica sezione della Biennale di Venezia dedicata alle nuove generazioni, ripensandola oggi come uno strumento critico capace di interrogare il presente e rendendo al contempo omaggio a Giancarlo Politi e alle sue presentazioni dell’arte italiana sulle pagine di Flash Art e nel museo di Trevi.
Nel momento in cui l’assenza di artisti italiani dalla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è stata letta come il sintomo più evidente di una fragilità più ampia – non tanto dell’arte italiana quanto del sistema che la sostiene, la produce e la promuove – Aperto Italia si configura come uno spazio pubblico di ascolto e presa di parola.
Nel corso di una giornata articolata in una sequenza di incontri, artisti di diverse generazioni e pratiche sono invitati non solo a presentare il proprio lavoro, ma a interrogare le condizioni stesse delle loro possibilità. Che cosa significa oggi essere artisti in Italia? Quali strutture – istituzionali, economiche, critiche – sostengono o ostacolano la produzione artistica? Ha ancora senso parlare di “arte italiana” come categoria?
Tra gli artisti invitati ad Aperto Italia: Yuri Ancarani, Simone Berti, Carlo Benvenuto, Ambra Castagnetti, Guglielmo Castelli, Giulia Cenci, Sara Enrico, Chiara Enzo, Linda Fregni Nagler, Elisa Giardina Papa, Iva Lulashi, Marcello Maloberti, Margherita Manzelli, Daniele Milvio, Margherita Moscardini, Adrian Paci, Diego Perrone, Grazia Toderi, Patrick Tuttofuoco, Grazia Varisco.
A moderare le conversazioni si alterneranno Massimiliano Gioni, direttore artistico, Fondazione Nicola Trussardi, Milano; Nicolas Ballario, giornalista e curatore indipendente; Lucrezia Calabrò Visconti, curatrice capo, Istituto Svizzero (Roma, Milano, Palermo); Gianfranco Maraniello, Direttore, Museo del Novecento, Milano; Marta Papini, curatrice indipendente; Roberta Tenconi, Curatrice, Pirelli HangarBicocca, Milano.
Con Aperto Italia, la Fondazione Nicola Trussardi prosegue il proprio impegno nel sostenere e promuovere le espressioni più significative dell’arte contemporanea, contribuendo al dibattito pubblico attraverso progetti che mettono in relazione artisti, istituzioni e comunità in contesti non convenzionali, in continuità con le collaborazioni sviluppate negli anni con le principali piattaforme dell’arte contemporanea.
Paris Internationale Milano, 2026, Veduta della mostra
Conversazione tra Sara Enrico, Chiara Enzo e Margherita Manzelli, modera Roberta Tenconi
Aperto Italia
@ 2026 Artext