Artext :
presentazione al catalogo - Dopopaesaggio
-
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci.
PierLuigi Tazzi - A Remo Salvadori si deve il primo intervento
realizzato di tutto il progetto - e che segna anche il punto abbastanza
significativo, il centro del cortile del Castello, con un titolo
stimolante ma direi quasi di una profezia positiva, ed il titolo è:
"Il Lunedì piantare il Ciliegio ed allo stesso tempo il
Giglio bianco, il Caprifoglio, la Ninfea..."
Remo Salvadori
Mi sembra che sia passato così tanto tempo che quasi
non ricordo. Ma mi ha fatto molto piacere vedere i miei amici
così straordinariamente
presenti a quell'evento.
Cercherò così di portare questo evento quì.
Perché certo quella di Santa Maria Novella è stata
una bellissima esperienza umana, di amicizia. Diciamo che ci
siamo presi tutti molto sul serio, è stato molto piacevole
arrivare da Claudia (Paludetto) che ha fatto sì che questo
contenitore diventasse luogo di incontro.
E poi è successo come accade a noi quando ci incontriamo
- che rimane anche un deposito. Diciamo che sono state depositate,
come dire, delle forme di intelligenza, delle forme che forse
verranno consumate dal tempo o forse resisteranno, comunque sono
testimoni -
queste forme, del nostro modo di vivere, delle nostre inclinazioni.
A proposito di inclinazioni - ultimamente pensavo... cosa è più interessante:
il filo a piombo o l'inclinazione. Va bene! (esitazione) Possiamo
continuare a pensarci.
Forse è più interessante quell'elemento che ci dà più varianti,
che crea più spazio per noi.
Vorrei
allora raccontare anche per collegarmi a "Dopopaesaggio" una
storia che mi è capitata
nel 2000, che adesso sembra una data lontanissima.
Allora mi trovavo ad Acquisgrana, sempre per questa storia dei giardini
-
perchè c'è un progetto per il giardino del Venerdì.
Ma nel frattempo una signora molto anziana e desiderosa di avere un
mio lavoro - quello che io chiamo "nel momento" :
questi elementi in piombo che ogni tanto trovo l'energia per farli,
e mi sembra sempre bellissimo - Questa signora voleva uno di questi
elementi da mettere nella sua casa. Ebbene io ho passato con lei un
pomeriggio per cercare la collocazione, e ad un certo punto la signora
mi ha detto ... uno mettiamolo quì!
Ed io le ho risposto - Ma quì c'è un bellissimo vaso
di rose, un dipinto di rose bellissimo. Non me la sento proprio di
metterlo qui - Al che lei ha detto : Ce l'ho da tanto termpo, da così tanto
tempo che mi piacerebbe mettere un tuo elento.
- Daccordo, gli ho risposto, però mi deve dire di chi è questo
quadro -
Lei lo ha preso e ha detto: Questo quadro è del fratello di
Rainer Marie Rilke!
Al che sono rimasto turbatissimo.
Allora la mia intenzione di non sostituirmi a questo quadro, con questo
elemento momentaneo era anche corretta. Comunque lei ha insistito,
ed io detto dentro di me - e lo posso dire anche quì adesso "...vuol
dire - in ommaggio al fratello di Rainer Rilke pianterò delle
rose! "
E questo anno in una di quelle occasione che succedono.. io ho piantato
le rose. Dopo sette anni. Mi sono serviti sette anni per piantare queste
rose.
Fabio Cresci
E' capitato e capita di incontrare molte vite dedicare all'arte.
Ma è molto più raro incontrare un'arte dedicata completamente
al servizio della vita.
Almeno a me.
Perchè?
L'eredità probabilmente! L'eredità che abbiamo avuto è fuori
dal giardino.
E' la negazione del giardino, è la distruzione del giardino.
Grazie questo ad un seme, vorremo dire ( e darne una immagine figurata).
Ma perché allora, anche se pur raramente ci incontriamo ogni
tanto, con un'arte dedicata alla vera vita!?
E questo quando è capitato ci commuove, anche, sempre! Questo
perché, grazie ad un altro seme probabilmente, a cui era
stato provveduto - (E quì non c' entra più
il recinto) ma grazie all'operato di questo seme si
tratterà di.. la completa trasformazione di questo corpo celeste
dove noi siamo - in un parco, in un giardino.
Il riconoscere questo dai segni dei tempi, è un' arte. Riguarda
l'arte. E anche il definire la propria posizione al riguardo
ha molto a che vedere con l'arte, ed è simile ad un viaggio.
E' un viaggio! Sicuramente.
Il mio augurio è questo: C'è chi si mette in cammino
adesso o chi deve continuare il viaggio, l'augurio non (è)
tanto che si incontri con una grande fortezza che possa ripararlo
miracolosamente da tutto, ma semmai, che incontri come una seduta,
con una piccola tettoia, che gli possa dare un pò d' ombra
in una terra arida, e che gli sia un pò di sollievo e gli
serva un pò da riparo contro i temporali.
PierLuigi
Tazzi - Se Remo parlava della piantagione, ed è già una
forma di cultura, Fabio parla di semi che è già qualcosa
di differente.
Voglio dire che si parla di un arte che si incontra con la vita.
E credo che l'artista sia come un albero che affonda le proprie radici
nel terreno di origine, poi i rami spaziano nell'aria, e soffia il
vento... è come lo spirito che non si sa da dove viene nè quando.
A questo punto vorrei sentire Irene che parte da un territorio diverso
da quello in cui sono nati e cresciuti sia Remo che Fabio.
Fortuyn/O'Brien
Sentivo già da ieri mentre mi avvicinavo al Castello, di
nuovo -
il desiderio di parlare ancora con gli artisti del progetto che va
avanti da qualche anno.
E sono riaffiorate tutte le emozioni di quando vengo in Italia
ed incontro i miei amici dell'arte, italiani - Quì c'è sempre
questa storia che continua - e che sembra non cambiare mai! E'
dentro il territorio così profondamente che è difficile
per me parlarne.
E quando sento parlare Remo, raccontare di questo - rimango incantata.
Quindi quello che posso fare è una riflessione sulla responsabilità artistica
che io sento come Olandese.
Quando abitavo a New York alcuni anni fa, saltava evidente la differenza
che c'è tra giardino e paesaggio. In America c'è il
paesaggio, in Europa c'è solo giardino -
un paesaggio cioé toccato per intero dalla mano dell'uomo.
In America si sente cosa è il paesaggio "Landscape" una
natura forte che fa paura -
un luogo pericoloso.
Quì in Europa è cultura. Abbiamo come dire messo una
firma al paesaggio:
il paesaggio ed il giardino è il nostro strumento di riflessione.
E poi al suo interno, in Europa ci sono altre differenze. Io per
esempio vengo da un paese, l'Olanda - dove non c'è roccia,
c'è solo acqua e suolo.
Quì in Italia c'è solo roccia, si può solo -
intervenire, come fanno gli artisti Italiani.
E forse è questo (insieme alla sua storia) un sentire come
una dimensione monolitica -
al contrario dell'Olanda dove siamo costantemente "liquidi" -
E l'artista viene invitato a risolvere problemi che sono nel paesaggio,
problemi di ordine intellettuale, urbani.. ecco, questo è il
nostro modo di sentire l'arte.
E questa tensione mi ripaga ampiamente. Si questa è la mia
azione responsabile.
PierLuigi
Tazzi - Certo questa
di Irene è una posizione, ma che non deve essere vista come
agente o funzionario del sistema. Vuol dire appropriarsi di un territorio
nella consapevolezza e nella responsabilità. In questo stesso
senso si inscrive il lavoro di Stefano Mucolini -
Stefano Muccolini
Cercherò di dire quale è la mia idea di giardino,
legata in qualche modo all'idea di spazio pubblico - che per me è il
luogo dell'autorganizzazione e della partecipazione.
E già che Marco Scottini ha parlato di "Isola" magari
ne parlo ancora rapidamente attraverso un progetto che ho realizzato
a "Isola di Milano" dove vivo e lavoro da sei anni, per
tentare di contrastare lo spazio dell'economia e restituirlo come
spazio pubblico.
Nel quartiere Isola di Milano c'è un grosso movimento di speculazione
edilizia - e con varie vicissitudini sono cresciute intorno a questa
vicenda delle associazioni, e degli artisti che sono impegnati a
contrastare lo spazio ridotto dell'economia, e questo attraverso
alcune situazioni, ed operazioni -
Vorrei raccontare di questo giardino che ho fatto con gli abitanti
del quartiere, e lo ho fatto invitando le persone del quartiere
a portare una pianta, un fiore, qualsiasi cosa che per loro fosse
importante, per realizzarlo e appropriarsi di uno spazio che
l'economia vuole sconvolgere.
Lo ho fatto con tutta una serie di contatti con le persone, le persone
del quartiere.
Ed ho attivato un rapporto di costruzione - e credo che questo sia
fondamentale, parlare di un rapporto di costruzione, perchè non
si rimanga solo ad una relazione di contrasto, muro contro muro.
Ma piuttosto un modo propositivo!
Per farla breve abbiamo fatto questo giardino che ha avuto una sua
dimensione - ma che nel tempo è scomparso.
Mi sono sempre chiesto rispetto a questa scomparsa del giardino
-
che in qualche modo è dovuta alle circostanze - mi sono sempre
chiesto se era una condinzione che dovevo accettare o contro cui
lottare per ricostruirlo.
La risposta a cui sono arrivato è stata - che alla fine
di tutto, il giardino - sta crescendo nei rapporti che proseguono
in questa lotta che stiamo facendo e che ha portato a questa rete
di relazioni che sono cresciute in questi sei anni - ed ha portato
ad avere una forte e compatta proposta rispetto a quello che è lo
spazio dell'economia.
PierLuigi
Tazzi - Ancora una
voce diversa e dissonante quella di Vittorio Corsini che rispetto agli
interventi che si sono succeduti, non so a chi risulti più vicino.
Forse opera soltanto una ricerca propria che spetta a lui esplicitare...
Vittorio Corsini
- C'è un progetto che proprio in questi giorni si sta realizzando
per "Dopopaesaggio"
Non sappiamo cosa ne riuscirà fuori, sappiamo solo quello
che è il progetto...
Ho sentito tante cose sul giardino, stupende e straordinarie. Ma
credo che in questo momento in cui non esistono più le frontiere,
non possono più esistere neppure le torri di avvistamento.
Con questo voglio dire che non possono più esistere le opere
d'arte, e mi riferisco alle opere pubbliche disposte là in
quegli spazi dove molte persone possono andare e che sono luoghi
aperti.
"L'opera" non ha più necessità di essere
riconosciuta come tale.
Ed infatti l'opera che sta nascendo a San Casciano è un
opera che ha un percorso, già dato -
il Comune ha fatto
una richiesta in tal senso... già definita.
Si trattava di dargli un senso - un mio intervento.
Dargli un senso perchè possa accadere qualcosa. Io credo
che il giardino più che un' opera dell'anima sia un luogo
degli incontri.
E quindi - questo è un percorso dove le persone si possono
incontrare, incontrare se stessi e soprattutto tutte le altre persone.
Così in parte - è concepita questa cosa, una specie
di macchina in cui però nessuno deve nemmeno accorgersi
che è l'opera
di un artista - perchè sostanzialmente non ha molto senso,
non ha senso che sia firmata. E' un opera che induce e rende
possibile - come dire - dispone uno spazio delle cose perchè possano
accadere degli eventi.
E gli eventi sono quelli umani, dei rapporti, quelli degli incontri.
Questo è il percorso che stiamo facendo a San Casciano,
in cui saranno piantumate alcune particolari specie di piante -
che poi finisce, questo percorso, con una specie di frutteto.
C'è una piantumazione molto regolare - poi
c'è una panchina in cui chi passa da lì, può usare
- Ed è una panchina che rende possibile uno scambio, perché è una
panchina fatta per due o tre persone. Un giorno vedremo questa cosa...
- Andrea Carretto e Rafaella
Spagna
Ricollegandoci ad Irene - devo dire che noi ci sentiamo abbastanza
Olandesi, ci sentiamo più liquidi che monolitici - e quando
veniamo in Toscana avvertiamo tutto questo.
A Torino tutto è molto più liquido, unito ad altri
elementi.
Su di noi posso dire che lavoriamo in coppia dal 2003, ci sentiamo
liquidi e ci divertono le definizioni al nostro riguardo, mai precise
:
bio-arte, a volte arte relazionale, arte concettuale, a volte qualcosa
d'altro - Mi sembra di avere un po' tutto di questo.
Pensando al paesaggio e al giardino ci sentiamo molto coinvolti
dentro questo tema - è il nostro tema di ricerca estetica
- ma riteniamo di doverci collegare alla sua origine, alla sua
accezzione greca: quindi percezione atrraverso i sensi, e dunque
l'azione preliminare che è un
contatto, un affondare dentro -
Non solo guardare il paesaggio, ma starci dentro - molto fisicamente.
Vorrei concludere con una riflessione sul giardino dicendo che spesso
il nostro lavoro sta su questo limite - tra il selvatico ed il coltivato.
Ce ne siamo resi conto individuando un punto cruciale che poi abbiamo
definito nella parola "domestificazione".
Questa scelta quindi di selezionare e di fare passare da uno stato
selvatico ad uno completamente controllato dall'essere umano - Un
tipico caso di relazione tra ambiente naturale ed essere umano.
C'è una sequenza
di lavori anche seriali - i recinti, che delimitano quello che era
domesticato all'interno da quello che era selvatico e al di fuori.
E tutte le nostre esperinze parlano di questi due aspetti : del selvatico
e del coltivato che si trasformano e vanno nelle direzioni opposte.
In mezzo c'è il recinto e di conseguenza il giardino.
Abbiamo poi notato come in ambito istituzionale quanto questo faccia
scattare - per qualche motivo, una lettura che noi definiamo parziale
e forse semplicistica - che è una interpretazione ideologica
di questo tipo di agire e di fare arte - che chissà perché mette
in moto una lettura e presa di posizione ideologica tale da esser considerati
degli ecologisti.
E questa è una limitazione - almeno per noi!
Il quesito che da tanto tempo ci poniamo e per il quale non abbiamo
risposta è stimolato da una definizione proposta da un artista
che amiamo - Cesare Pietrorusti, di Roma -
che è quella "dell'opera buona e giusta".
Ci sembra, dato che il lavoro sul territorio va molto spesso nelle
direzioni e nelle esigenze dell'ente pubblico di produrre delle
opere, che alla fine sono poi "buone e giuste" -
che
però non
necessariamente mantengono fede ad un intento di ricerca artistica
-
ma che forse si dovrebbe tenere unito al raggiungimento di un
obbiettivo!
E questo è un aspetto critico che ci siamo ritrovati addosso
- quando arriva una committenza o una "mission" - per
cui si devono seguire dei fini - sia in generale, sia che sia
un committente aperto -
di dover aprire un dialogo attraverso il quale noi cerchiamo di
far capire come, anche se non si arriva direttamente ai loro obbiettivi
attraverso dispositivi estetici che reagiscono in altro modo -
però si
ottiene qualche cosa ancora di più interessante - che
tutto e subito non si può leggere.
L'opera "buona e giusta" nel campo dell'intervento sul
territorio è dunque una pratica che per questo continuiamo
ad approffondire.
PierLuigi
Tazzi - Marco
Bagnoli potrebbe aggiungere ancora qualcosa.
Marco Bagnoli
- Vorrei fare un intervento politico, dopo questi ascoltati, di
natura critica.
Devo constatare che non c'è stata la disputa del giorno dopo
in parole paraboliche del Bernardo Trevisano.
Infatti la mongolfiera non si è alzata nel cielo tra Chimica
ed Alchimia - e
la Grazia Marchianò non ha ascoltato tra il nome e la forma.
Né due punti sono mancati di colore, sul muro che chiude la
cinta del Castello. E
dunque i due vasi hanno suonato...non hanno suonato nel profondo,
sotto la volta, nella stanza ipogeica.
La rana non ha cantato nel sono-vasoro
E nessuno in quel canto si è abituato lentamente alla luce
di quel vaso.
Soprattutto non abbiamo camminato insieme
il passo misterioso a promenade e a Songs Beckett's - e neppure
l'abbiamo fatto verso l'albero millenario.
Alla Cappella dei Pazzi non abbiamo visto il bosco in movimento,
né apparire file d'alberi sopra il fulmine sotto la terra.
La Yourcenaire non-ha mai scritto per noi il dialogo nella palude
nella forma di un teatro orientale.
Ed il canneto non è salito in alto e la fontana non ha pianto
in basso i profili
dell'est e dell'ovest all'acqua porta.
Nessuno ha mai visto girare il baricentro nello spazio per tempo
- come
del resto nessuno si è mai specchiato nella Jauna Coeli, al
Locus Solus.
E' evidente che i rischi del vecchio e del giovane non hanno girato
per ottenere un' ombra
nel cortile perduto della fortezza Firenze.
Infatti non siamo quì per un giardino, poiché come
non dissi, il giardino è il giardino -
Il giardino non è un giardino: Il giardino è ovunque.
Il giardino non c'è.
Ricordo
di Paolini che diceva che è inutile fare un guardino, perché se
non lo si mantiene perde forma. Dall'altra ho sentito di Beuyce e
di una delle sue ultime idee : che voleva inseminare l'appenino.
Poi Beuyce è morto e questa cosa non si è più fatta...
Ma -
si è anche detto che questa opera non si poteva realizzare perché Beuyce
era morto e che dunque sarebbe risultato un falso. Allora in un certo
senso bisogna anticipare questo dubbio, che le opere ad un certo momento
diventino inutili o false:
perché perdono forma o perdono autenticità -
In questo senso vorrei allacciarmi a Laura Becere che sostiene che
il giardino in effetti non c'è e dunque bisognerebbe farlo
- e bisognerebbe partire da dove siamo adesso (Museo Pecci) - dal
progetto architettonico - che intende rifare questo museo,
ingradirlo architettonicamente.
Invece qui con l'ausilio degli artisti ci sarebbe la possibilità di
radere al suolo questo Museo e farci al suo posto un bel giardino.
PierLuigi Tazzi - Direi a questo punto di ringraziare il pubblico,
gli artisti che da loro abbiamo ascoltato le buone e giuste parole.
Non si possono accusare di ecologismo né di correttezza. Per
cui sono indisciplinati, per usare una parola cara a Marco Scotini
e disobbedienti.
Grazie a tutti.
|