ARTEXT :
CANGO Firenze 07
GIANFRANCO MARANIELLO
- SHANGHAI BIENNALE 2006. APPUNTI DI VIAGGIO -
- E' la prima volta che parlo della Biennale di Shanghai in Italia
- Non mi è mai capitato di farlo prima neanche alla miriade
di giornalisti di tutto il mondo che si sono interessati a questo
fenomeno e, a questa esperienza che da questo punto di vista è stata
davvero straordinaria e inquietante.
Inquietante - e c'è un motivo, perchè in questo momento basta evocare
la parola Cina - e pensiamo poi alla città che più di tutte lascia
immaginare un' idea di prospettiva futura di Cina - e quindi Shanghai... Certo!
La Cina...
Basta questo marchio, basta questo brand per suscitare notevole attenzione.
Bene
quando si tratta di Shanghai, quando si è chiamati
a lavorare ad un progetto come questo,
- Hyper Design - tutte le categorie, l'intrecciarsi di dinamiche
e di pratiche che finiscono per condizionare la stessa pratica
artistica devono quanto meno essere messe in discussione.
E poi cosa sta avvenendo in questo continente asiatico che tutti
i reportage ne parlano e non solo le riviste legate all'arte, per
raccontare l'esplosione dell'arte cinese, i risultati clamorosi
delle aste? E non solo dei dati dell'economia cinese!!! Impressionanti.
E poi che cosa è la Cina in pratica?
Faccio appello alla conferenza che ho fatto nella scorsa stagione
al Museo Pecci di Prato:
"L'esperienza della Cina" Il mio intervento era successiva a quello
di Hou Hanrou, uno dei curatori orientali più alla 'page' - Curatore
internazionale di mostre spettacolari. Lo abbiamo anche visto alla Biennale
di Venezia in varie edizioni.
Hanrou esordì dicendo: Io non credo che esistano artisti cinesi,
ci sono solo artisti internazionali, l'arte non ha confine geografico
-
Sto sintetizzando, tuttavia in queste parole è facile capire
i processi di globalizzazione - E l'arte veramente è uno di
quei territori in cui la globalizzazione ha mostrato i suoi lati
più facili, meno problematici.
Nel senso che ha creato una sorta di apparente democrazia, la possibilità di
accesso a tutte le scene emergenti, la capacità di creare
un nuovo linguaggio che è l'aggiornamento dell'arte contemporanea
attraverso un sistema satellitare di istituzioni, di Biennali, un
circuito d'arte - alla quale pratica fa riferimento anche la Biennale
di Shanghai.
E poi ho avuto la fortuna di arrivare a Shanghai in un momento cui
questo tipo di sensibilità e di attenzione era particolarmente
rilevante, perché il fenomeno dell'arte cinese faceva sì che
il ministro della cutura si occupasse di un progetto di esplorazione,
di attenzione alla scena mediatica, di notevole portata.
Voi dovete immaginare che i maggiori quotidiani e settimanali, e
la televisioni di tutta l'area dei paesi europei ed extraeuropei
ed in parte americani, sono intervenuti in maniera massiccia a intervistarci,
a cercare di capire, a fare domande, ad interrogarci sul senso di
questa Biennale. E già succede qualcosa di profondamente diverso
da ciò che accade quando si opera in un contesto europeo.
Io non ho mai assistito, in vita mia, ad una tale attenzione e intelligenza
e profondità delle domande relative ad un processo così complesso... C'è stata come una continua interrogazione di senso a partire
dal titolo stesso della Biennale per arrivare ad una sempre maggiore
profondità attraverso un approccio analitico rispetto a qualsiasi
contenuto proponessi.
C'era una volontà ed un desiderio di capire, di analisi, di
superare barriere, di non cercare la notizia o lo scandalo o un titolo,
di non preoccuparsi di avere un linguaggio superficiale.
Questo è stato come vi ho detto qualcosa di affascinante.
Così come affascinante è stata alla fine di una operazione
molto complessa che vorrei raccontare - la soddisfazione pazzesca
di dimenticare nello stesso giorno in cui si è aperta la mostra
tutto l'intrecciarsi di dinamiche e di pratiche che finiscono per
condizionare la pratica artistica: il rapporto tra gli operatori
dell'arte - il sistema delle gallerie - il sistema delle professionalità -
i vari interlocutori che sono alla base del nostro modo di fare quotidianamente
il nostro lavoro... Ed un pubblico straordinario, se volete, non
così scontato e non di professionisti o addetti ai lavori...
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A parte i numeri
che sono impressionanti! Aver avuto più di cinquemila visitatori
in media al giorno, che nel week end si aggiravano intorno alle ottomila
presenze.
E' la mostra più visitata che sia mai stata fatta in Cina.
E questo è veramente straordinario e mi ha stupito anche
perchè quello che...
Tanto per cominciare il modo in cui sono stato chiamato a lavorare
a Shanghai.
Il mio incontro con gli interlocutori della Biennale di Shanghai,
il comitato accademico e gli organizzatori che non è stato
assolutamente un fatto straordinario. Anzi!
Un giorno ricevo una email - e questo per dire dei nuovi processi
di comunicazione -
un banale contatto, una esplorazione. Ovviamente conoscevo la persona,
ma in realtà mai personalmente incontrata fino ad allora.
Una persona con cui ero stato in contatto, un curatore cinese che
fa parte del comitato accademico della Biennale di Shanghai che mi
ha posto alcune domande molto generiche, che ci ha portato ad una
conversazione che mi ha incuriosito.
Non ho avuto altro motivo che la curiosità di cominciare a
replicare su alcuni temi che poneva: i miei interessi - il rapporto
tra arte e design - l' influenza dell'arte sulla vita quotidiana
- sulla capacità di plasmare le categorie dell'intuitivo attraverso
l'arte.
Non ho fatto altro che corrispondere - Iniziare una corrispondenza
via email.
Ad un certo punto... mi è arrivato un invito ad andare a
Shanghai, senza precisare ancora quale era l'obbiettivo. Sono arrivato
a Shanghai - Ho avuto un incontro con il comitato accademico. E dopo
otto giorni mi è stato detto: noi stiamo organizzando la Biennale
di Shanghai, ci farebbe piacere averti parte curatoriale.
Immaginate dopo tutta questa dinamica... Io non ho mai curato una
Biennale di arte - Ho avuto varie esperienze curatoriali e non credo
poi che siano queste le dinamiche abituali - Certo funziona anche
in qualche altro modo!
Però mi è stato offerto questo progetto che ho accettato
perchè c'è stata fin da subito una condivisione di
interessi basata esclusivamente sul piano teorico - speculativo.
Non stupisce!.. quando si visita la Cina. Non stupisce perchè la
cultura letteraria fondata sui libri, quindi basata su uno studio, è parte
fondante del campo magnetico straordinario e sempre attuale - e quanto
sia preponderante nella formazione. Io ho visitato la città di Shanghai e sono rimasto affascinato
dalle sue librerie. Potete immaginare dei grandi magazzini, edifici
a più piani che ospitano queste grandi librerie - E questo
lascia supporre che ci sia una enorme diffusione almeno nelle città della
Cina, di una importante editoria. [ continua ]
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